IL
BRIGANTAGGIO
Il
distacco tra Nord e Sud si manifestò in forma gravissima sin dai primi giorni
dell'Unità, con un fenomeno che investì l'intero Meridione tra il 1861 ed il
1865: il brigantaggio.
Le sue cause erano antiche e
profonde, ma la delusione creata dal passaggio garibaldino prima e
dall'accentramento amministrativo poi erano i motivi più recenti di questo
fenomeno.
La situazione si aggravò subito dopo
la vendita all'asta dei beni demaniali ed ecclesiastici. I compratori
appartenevano prevalentemente alla nuova borghesia rurale che si stava
rivelando ancora più avara e tirannica dei vecchi padroni. L'aggravarsi delle
condizioni dei contadini causò la ripresa dei disordini che in pochi mesi
assunsero le proporzioni di una vera e propria guerriglia.
In Calabria, Puglia, Campania,
Basilicata, bande armate di briganti iniziarono nell'estate del 1861 a
rapinare, uccidere, sequestrare, incendiare le proprietà dei nuovi ricchi. Si
rifugiavano sulle montagne ed erano protetti e nascosti dai contadini poveri;
ma ricevettero aiuto anche dal clero e dagli antichi proprietari di terre che
tentavano, per mezzo del brigantaggio, di sollevare le campagne e far tornare i
Borboni.
Ma
chi erano i briganti e per che cosa combattevano? Il grosso delle bande era costituito da braccianti,
cioè contadini salariati esasperati dalla miseria; accanto ad essi lottarono
anche ex garibaldini sbandati,ex soldati borbonici e numerose donne, audaci e
spietate come gli uomini.
All'inizio essi combatterono per due
scopi l'uno in contrasto con l'altro:
• ottenere la riforma agraria che
Garibaldi non aveva concesso deludendo le loro speranze;
• impedire la realizzazione
dell'Unità d'Italia per far tornare i Borboni, cioè proprio quei re che avevano
sempre protetto i latifondi delle nobiltà e della Chiesa, negando ogni riforma.
A creare questa confusione agivano
numerosi fattori, tutti comprensibili:
• l'odio per i nuovi proprietari,
sfruttatori di manodopera come e più dei precedenti e per giunta venuti dal
basso e quindi ancora più inaccettabili dell'aristocrazia, "voluta dal
destino e da Dio";
• l'incomprensione per le leggi del
nuovo Stato, che apparivano non "italiane",come dicevano i
garibaldini, ma "piemontesi", cioè altrettanto straniere quanto lo
erano apparse quelle austriache ai Lombardi;
• la protezione concessa da
ecclesiastici e aristocratici, necessaria ai briganti per sopravvivere, ma
condizionata dalla fedeltà al re di Napoli in esilio;
• infine l'equivoco che lo Stato
italiano "laico e liberale", fosse in realtà uno stato ateo, cioè uno
stato senza-dio, pronta a distruggere le chiese e a eliminare i preti
offendendo la profonda religiosità delle masse contadine meridionali.
I briganti,
quindi, non furono "criminali comuni", come pensò la maggioranza
degli italiani, ma un esercito di ribelli che, all'infuori della violenza
privata, non conoscevano altra forma di lotta. Tenuti per secoli nell'ignoranza
e nella miseria, i contadini meridionali non avevano ancora maturato una
conoscenza politica dei loro diritti e non riuscivano ad immaginare alcuna
prospettiva di cambiamento attraverso i mezzi legali.
Questa sfiducia in ogni forma di
protesta e di lotta organizzata fu il nucleo della vera "Questione
meridionale".
L'esteso fenomeno del brigantaggio ne
fu solo una drammatica conseguenza.
Lo Stato italiano rispose con una
vera e propria guerra a questa rivolta sociale che, nelle sue manifestazioni
ampie, durò oltre quattro anni: alle truppe già stanziate nel Sud al comando
del generale Cialdini, il governo ne aggiunse altre, cosicché, nel 1863 ben
120.000 soldati erano impegnati nella lotta al brigantaggio: quasi la metà
dell'esercito italiano.Nello stesso anno venne dichiarata la legge marziale:
processi sommari fucilazioni, incendi e saccheggi furono gli strumenti
impiegati da Cialdini nell'opera di repressione, non solo contro i briganti, ma
contro tutti i loro fiancheggiatori. Migliaia di morti in scontri armati e
altrettante pene capitali o alla prigione a vita furono il tragico bilancio
finale.
Nel 1865 il brigantaggio era stato
praticamente sconfitto. Lo stato aveva vinto la sua guerra, ma compiendo
proprio gli errori che Cavour aveva cercato di scongiurare. Dopo la repressione
e la legge marziale, la frattura tra il Sud ed il resto dell'Italia non fece
che approfondirsi.Le classi povere, soprattutto contadine, immaginarono spesso
i briganti come degli eroi popolari e anche nella stampa dell'epoca furono
proposte figure di briganti "buoni".
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