venerdì 11 novembre 2016

LETTERATURA



GERTRUDE (LA MONACA DI MONZA)
«Il suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; una altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; […]. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d’un rosso sbiadito, pure, spiccavano in quel pallore; i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna nonché per una monaca. Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca, e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava dimenticanza o disprezzo della regola.» (cap. IX)
La storia passata di Gertrude è narrata dall'autore con un ampio flashback, che occupa gran parte dei capp. IX-X e descrive la sua vicenda come esemplare dei soprusi che spesso nelle famiglie aristocratiche venivano esercitati sui membri più deboli: il principe padre di Gertrude, nobile milanese e feudatario di Monza, aveva deciso il destino della figlia prima ancora che nascesse, ovvero aveva stabilito che si facesse monaca per non intaccare il patrimonio di famiglia, destinato interamente al primogenito. Fin da piccola Gertrude viene educata con l’idea di diventare suora, addirittura è costretta a giocare con bambole vestite da monache (“bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che le si diedero in mano; poi santini che rappresentavano monache”), il massimo complimento era: “Che madre badessa!”, finché a sei anni viene mandata in convento per essere educata come molte sue coetanee. All'inizio la ragazza è allettata all'idea di diventare un giorno la madre superiora del monastero, ma è durante l’adolescenza che Gertrude comincia a rendersi conto che non è quella la vita che desidera: piuttosto lei vorrebbe sposarsi e vivere liberamente come tutte le sue compagne. Decide allora di scrivere una lettera al padre, per comunicargli di non voler dare il suo assenso alla monacazione, ma quando rientra a casa per trascorrere un periodo di un mese fuori dal convento (come prescritto dalla regola canonica per le monacande), è accolta con freddezza da tutti i suoi familiari e posta in una sorta di isolamento che ha il fine di forzarla ad accettare di prendere il velo. La giovane Gertrude un giorno scrive un biglietto per un paggio verso cui nutre un'innocente passione, ma la carta viene intercettata da una cameriera e finisce nelle mani del padre, il quale è abile nel servirsi di questo "fallo" della ragazza per farla sentire terribilmente in colpa e forzarla a dare il suo assenso, cosa che la poverina è indotta a fare per debolezza, senso di colpa, sottomissione all'autorità del padre. Da quel momento Gertrude è indotta in ogni modo dalla famiglia ad affrettare i passi che la condurranno alla monacazione, supera il colloquio col vicario delle monache che deve esaminarla per accertare la sincerità della sua vocazione e, alla fine, prende il velo iniziando il suo noviziato nello stesso convento in cui era stata educata, godendo di ampi privilegi e venendo trattata con rispetto e considerazione come se fosse lei la badessa (carica che non può ancora esercitare per la sua giovane età).
In seguito Gertrude diventa la maestra delle educande e sfoga su queste ragazze il malanimo e l'insofferenza per il destino che le è stato imposto, tiranneggiandole e diventando talvolta la loro confidente e la complice delle loro beffe; nei confronti delle altre monache prova un profondo astio, specie per quelle che a suo tempo sono state complici del padre nel costringerla ad accettare il velo. Gertrude vive in un quartiere isolato del chiostro e questo è contiguo ad una casa laica, dove vive un giovane scapestrato di nome Egidio: questi un giorno osa rivolgere il discorso alla monaca e Gertrude risponde, iniziando in seguito con lui una torbida relazione sessuale che l'autore riassume in modo molto sintetico. E’ diventa famosa la frase con cui il Manzoni accenna all’inizio della relazione tra Egidio e Gertrude: “Costui… un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose”.
La lunga disgressione su questo personaggio termina con l’accenno  alla sparizione di una conversa che aveva scoperto il suo segreto e che, verosimilmente, è stata assassinata da Egidio con la complicità di Gertrude. (“forse se ne sarebbe potuto saper di più se, in vece di cercar lontano, si fosse scavato vicino”)

QUESTIONARIO
1)    Nel ritratto di Gertrude, Manzoni rappresenta i violenti conflitti che lacerano l’animo del personaggio. Secondo te, quali colori simboleggiano questi conflitti? Quali gesti e quali espressioni li rilevano?
2)    La “singolarità” di Gertrude compare anche nel modo di vestire. Quale particolare rivela che la donna è insofferente alla vita monastica?
3)    Nel complesso, Gertrude ti sembra una donna di carattere forte o debole? Perché?
4)    In che modo i parenti la indirizzano verso la vita monacale?
5)    Perché il padre vuole che Gertrude diventi monaca?
6)    Perché Gertrude cambia idea sulla vita monacale?
7)    Cosa la fa soffrire tantissimo quando torna a casa?
8)    Cosa succede con il paggio? E qual è la conseguenza di questo innocente episodio?
9)    Perché Gertrude inganna il vicario delle monache e finge di prendere i voti liberamente?
10)Qual  è l’atteggiamento di Gertrude quando torna al convento?
11)Perché Gertrude ed Egidio uccidono la conversa?
12)Manzoni, come sempre, si ispira ad una storia vera. Quale?
13)Secondo te, cosa pensa Manzoni di questo personaggio?
14)Perché Manzoni ha voluto descrivere questo episodio?
15)Ti è piaciuto questo brano? Perché?

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