Dal giugno al settembre del 1943, Salerno fu bombardata dalle forze aeree anglo-americane.
La notte successiva l'8 settembre, giorno dell'armistizio, gli Alleati diedero inizio allo Sbarco a Salerno, diretto dai generali Clark ed Alexander: centinaia di navi da guerra effettuarono lo sbarco nel golfo di Salerno, da Vietri sul Mare ad Agropoli, mentre l'aviazione batteva a tappeto la città e la piana di Paestum.
Le battaglie durarono per più di una settimana, con enormi perdite anche tra i civili. Furono completamente distrutti all'incirca 15.000 vani e quasi un quarto dei fabbricati industriali dell'area cittadina. Oltre l'ottanta per cento degli immobili di Salerno furono danneggiati dai combattimenti.
All'inizio del 1944, l'Italia da Montecassino in su, era ancora occupata dai tedeschi.
In questo contesto la città di Salerno fu scelta per ospitare i primi governi del dopo fascismo: dal febbraio all'agosto 1944 Salerno svolse il ruolo di Capitale d'Italia.
L'11 febbraio 1944 si trasferì a Salerno il primo governo di Pietro Badoglio (Governo Badoglio I), a cui parteciparono due ministri salernitani (Giovanni Cuomo all'educazione nazionale e Raffaele Guariglia agli esteri).
Il ministro Cuomo, durante il Governo Badoglio II, ottenne la creazione del "Magistero" di Salerno con sede a Palazzo Pinto nell'antica "Via dei Mercanti". In questa forma si concretizzò la rinascita degli studi universitari a Salerno, dopo che - sciolta la Scuola Medica Salernitana nel periodo napoleonico - anche l'ultimo scampolo di università salernitana era stato abolito dal ministro Francesco De Sanctis subito dopo l'Unità d'Italia
Ivanoe Bonomi (Governo Bonomi II), divenuto Presidente del consiglio il 18 giugno 1944, sostituì Pietro Badoglio e realizzò con Togliatti la Svolta di Salerno. Il 4 agosto 1944 Roma fu liberata dai tedeschi ma il governo continuò a riunirsi a Salerno fino a metà agosto 1944, quando effettivamente si trasferì a Roma.
In questi cinque mesi di Salerno Capitale, il Re Vittorio Emanuele III alloggiò a Villa Guariglia, una villa gentilizia a Raito frazione di Vietri sul Mare.
Sarà nella nostra città che i principali partiti troveranno la forza ed il buon senso di porre da parte le rispettive divisioni, collaborando per il bene di tutto il Paese.
E’ qui che si verifica la famosa “svolta di Salerno“, allorchè Togliatti dà il via ad una possibile collaborazione con forze di diversa sensibilità politica, ed è ancora qui che viene pensata la necessità di un’assemblea costituente che dotasse l’Italia di una nuova e moderna Costituzione.
Il decreto luogotenenziale del 25 giugno 1944, n. 151 intitolato «Assemblea per la nuova Costituzione dello Stato, giuramento dei membri del Governo e facoltà del Governo di emanare norme giuridiche» (G.U. 8 luglio 1944, n. 39, serie speciale), emanato dall'ultimo governo di Salerno presieduto da Bonomi, prima di trasferirsi a Roma, conteneva le seguenti disposizioni:
"Art. 1 - Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento. "
Il 31 gennaio 1945, poi, il governo presieduto da Ivanoe Bonomi emanò il decreto legislativo n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Uniche escluse le prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione. Le prime elezioni amministrative si svolsero a partire dal 10 marzo 1946 in 5 turni (fino al 7 aprile 1946).
Nel 1946, dopo la terribile esperienza del fascismo, si celebrò la nascita della Repubblica e l’Assemblea Costituente fu l’organo legislativo che si occupò della stesura della nostra Costituzione. Il 2 giugno di quell’anno, infatti, si svolsero le prime elezioni libere dopo la dittatura e vi presero parte tutti i cittadini italiani che avevano compiuto i 21, uomini e donne.
Gli elettori furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica ma anche i deputati dell’Assemblea Costituente a cui sarebbe poi stato affidato il compito di redigere la nostra Carta Costituzionale.
L’evento, di per sé molto importante per tutto il popolo italiano, fu decisamente innovativo e segnò l’inizio di una nuova epoca poiché entrarono a far parte di questo gruppo anche le donne.
Le prime 21 donne deputate
Le figure femminili elette furono 21 su 556 e, anche se rappresentavano solo il 4% dei deputati, la loro presenza fu fondamentale; esse avevano vissuto da protagoniste gli anni della Resistenza e della dittatura, molte di loro avevano pagato a caro prezzo il loro impegno politico che risultò essere decisivo per la liberazione del nostro Paese, e, come Adele Bei (condannata nel 1934 dal Tribunale speciale a 18 anni di carcere per attività antifascista), Teresa Noce (detta Estella, che dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere, perché antifascista, fu deportata in un campo di concentramento nazista in Germania dove rimase fino alla fine della guerra) e Rita Montagnana (che aveva passato la maggior parte della sua vita in esilio)
Nove erano comuniste (Adele Bej, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi ),nove democristiane Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio), due socialiste ( Angelina Merlin e Bianca Bianchi) ed una era stata eletta tra i candidati dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna Buscemi).
Quasi tutte laureate, molte di loro insegnanti, qualche giornalista-pubblicista, una sindacalista e una casalinga; tutte piuttosto giovani e alcune giovanissime.
Cinque delle ventuno Madri Costituenti, Maria Federici, Nilde Iotti e Teresa Noce del Pci, Angelina Merlin (Psi) e Angela Gotelli (Dc), entrarono a far parte della “Commissione dei 75”, quella commissione incaricata dall’Assemblea Costituente di formulare la proposta di Costituzione da dibattere e approvare in aula.
OPERAZIONE AVALANCHE
OPERAZIONE AVALANCHE
L'8 settembre, una poderosa forza navale alleata puntava minacciosa verso il golfo salernitano. Salerno, quel giorno, era stata colpita dall'ennesimo bombardamento. Da molte settimane subiva continue incursioni aeree ed era ormai ridotta a un cumulo di rovine.
La gente bivaccava nelle gallerie e nelle cantine, affamata e senza speranza. Ma improvvisamente, alle 19,45, anche fra la popolazione di Salerno giunse la voce del maresciallo Badoglio che annunciava l'armistizio. La guerra era dunque finita? La gente pensò che fosse così e usci dai rifugi. L'illusione durò poco: la comparsa delle navi all'orizzonte spinse i salernitani a rintanarsi di nuovo.
A bordo delle 463 unità che erano salpate dai porti dell'Algeria e della Sicilia i 100.000 soldati inglesi e i 70.000 americani che componevano il corpo da sbarco affidato al comando del generale americano Mark Clark vivevano le ore di tensione che sempre precedono l'inizio delle operazioni.
Tutti a bordo, compresi gli ufficiali, erano completamente all'oscuro di quanto era accaduto in quei giorni. Ignoravano che l'armistizio con l'Italia era stato segretamente firmato il 3 settembre, e ignoravano che sarebbe stato reso pubblico entro poche ore. Erano tutti convinti che lo sbarco avrebbe incontrato la tenace resistenza degli italiani e dei tedeschi. Ma, improvvisamente, la tensione che regnava a bordo venne infranta da una comunicazione radiofonica. Alle 18,30, mentre l’operazione "Avalanche” è in pieno svolgimento con i convogli alleati in vista di Salerno (da una settimana la costa campana è sottoposta ad intensi attacchi in preparazione della invasione), da Algeri il gen. Eisenhower comunica la notizia dell’armistizio intervenuto tra gli Alleati e gli italiani. Ecco il testo del breve annuncio:"Qui è il gen. Eisenhower. Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate. Le ostilità tra le forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia cessano all’istante. Tutti gli italiani che ci aiuteranno a cacciare il tedesco aggressore dal suolo italiano avranno l’assistenza e l’appoggio delle nazioni alleate”.
Un analogo annuncio viene fatto alla radio italiana alle 19,45 dal capo del governo maresciallo Pietro Badoglio. Il messaggio al popolo italiano cosi' si conclude: “...Esse [le forze armate italiane] però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.
Un analogo annuncio viene fatto alla radio italiana alle 19,45 dal capo del governo maresciallo Pietro Badoglio. Il messaggio al popolo italiano cosi' si conclude: “...Esse [le forze armate italiane] però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.
La notizia, del tutto inattesa, provocò grandi manifestazioni di gioia. I soldati esultanti ballavano sui ponti. La guerra con l'Italia era finita! Nessuno pensava più ai pericoli. Tutti erano convinti che, invece di una battaglia, a Salerno ci sarebbe stata ad attenderli una folla in festa.
Alle 3,30 di mattina del 9 settembre il gen. Mark Clark diede il via all’operazione “Avalanche”.
La 1^ divisione aerotrasportata si impadronì di Taranto senza incontrare resistenza.
La 1^ divisione aerotrasportata si impadronì di Taranto senza incontrare resistenza.
Intanto 55.000 uomini delle truppe anglo-americane sbarcarono nel Golfo di Salerno, coperti da una forza navale che disponeva complessivamente di 4 corazzate, 7 portaerei, 11 incrociatori e alcune decine di caccia, oltre ad unità di scorta e minori. I soldati presero terra con relativa facilità e senza contrasti, ma improvvisamente, con loro grande sorpresa, incontrarono la reazione tedesca.
Nelle 48 ore seguite allo sbarco, gli Alleati riuscirono a travolgere le difese germaniche e a spingersi verso l'interno. La resistenza tedesca era stata debole, il generale Clark poteva essere soddisfatto. Il suo ottimismo forse eccessivo riguardo allo sbarco ora si rafforzava perché gli avvenimenti sembravano giustificarlo. Le navi potevano tranquillamente scaricare carri armati e automezzi. I rinforzi riuscivano ad affluire regolarmente sulla spiaggia.
Intanto l'artiglieria tedesca taceva e la Luftwaffe sembrava essere scomparsa. Proseguendo l'avanzata, gli Alleati occuparono l'aeroporto di Montecorvino e provvidero a riattivare la pista. La battaglia sembrava ormai vinta. I tedeschi si ritiravano o si arrendevano. A tre giorni dallo sbarco gli Alleati controllavano una testa di ponte lunga 100 chilometri e profonda 10. Ma improvvisamente, la mattina dei 12 settembre, la situazione registrò un drammatico mutamento: i tedeschi scatenarono il contrattacco. Truppe fresche e bene armate attaccarono di sorpresa il settore Nord travolgendo i presidi dei commando britannici. Poche ore dopo, la controffensiva, condotta con estrema violenza, si estese a tutto l'arco del fronte. Le truppe tedesche giunte di rinforzo erano le divisioni che Kesselring era stato costretto a trattenere a Roma in vista di un secondo sbarco e per superare l'accanita, ma non coordinata resistenza delle truppe italiane a Porta S. Paolo. Ora che si era assicurato il completo controllo della capitale italiana, poteva scaraventarle contro le truppe alleate.
Sotto l'urto delle forze tedesche, l'intero schieramento anglo-americano vacillò. La ritirata fu generale. Molti reparti si sbandarono. Molti prigionieri vennero catturati. Posizioni strategiche importanti come Battipaglia e Altavilla furono riconquistate. Durante questa controffensiva i tedeschi si sentirono molto vicini alla vittoria. Intanto la situazione si era fatta disperata. Il generale Clark aveva ormai perduto il suo ottimismo,e insistette per l'invio di rinforzi. A questo punto, per contrastare l'avanzata tedesca venne deciso l'impiego della divisione paracadutisti Airborne. Si trattava dei paracadutisti americani che dovevano essere lanciati su Roma. Rimasti inoperosi all'aeroporto di Licata, essi vennero ora lanciati nelle retrovie per colpire e disorganizzare i movimenti del nemico. Ma neppure l'intervento dei paracadutisti modificò la situazione: i tedeschi continuarono vittoriosamente l'avanzata e le loro avanguardie giunsero in vista del mare.Fu a questo punto che il maresciallo Alexander, comandante in capo delle forze alleate del Mediterraneo, decise di risolvere la drammatica situazione ordinando l'intervento della squadra navale. Per la prima volta la marina venne impegnata in una battaglia campale. Il 14 settembre una potente squadra da battaglia lasciò Malta diretta verso Salerno. Ne facevano parte anche le corazzate Warspite, Valiant, Nelson e Rodneu armate con cannoni da 381 mm. Contemporaneamente, stormi di bombardieri pesanti furono lanciati sulla costa salernitana a seminare rovina e distruzione nelle retrovie tedesche.
Questo attacco segnò l'inizio della controffensiva alleata. I danni furono enormi. Anche per la popolazione civile che da una settimana si trovava costretta a vivere in prima linea. Ma ai fini della battaglia fu soprattutto decisivo il bombardamento navale. Spingendosi quasi al limitare della costa, le navi assolsero il compito che normalmente compete alle artiglierie. Il loro tiro era estremamente preciso. Le loro bordate distrussero ora postazioni tedesche, ora interi centri di abitazioni civili. Una vera valanga di fuoco si abbatté sul Salernitano. Grazie a un nuovo sistema di segnalazione, le truppe alleate potevano chiedere direttamente l'appoggio dell'artiglieria navale come se si trattasse di batterie terrestri. Le postazioni tedesche vennero centrate a una a una.
Due giorni dopo, il 16, Kesselring ordinò alle sue truppe di ritirarsi verso nord «per sottrarsi all'efficace bombardamento da parte delle navi da guerra». Per gli anglo-americani la via di Napoli era aperta. «Se a Salerno» commenterà Alexander a operazione conclusa «la marina e l'esercito non avessero potuto disporre della superiorità, lo sbarco sarebbe fallito.» Avalanche fu dal punto di vista militare un successo, anche se politicamente e strategicamente non raggiunse gli obiettivi che erano stati prefissati, ossia l'immediata liberazione di Napoli e la rapida avanzata su Roma. Per liberare Roma occorrerà aspettare circa nove mesi e per percorrere i 54 km che dividono Salerno da Napoli gli Alleati impiegheranno ventidue giorni.
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