mercoledì 3 maggio 2017

NORIMBERGA

Il 17 dicembre 1942 i capi di governo di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica emanarono la prima dichiarazione congiunta in cui si menzionava ufficialmente l’uccisione in massa degli Ebrei europei e in cui si esprimeva l’intenzione di perseguire i responsabili di tutte le violenze contro le popolazioni civili. Anche se alcuni leader politici sostennero la necessità di un’esecuzione immediata e sommaria dei colpevoli - invece di regolari processi - alla fine gli Alleati decisero di istituire un Tribunale Militare Internazionale. Secondo quanto disse Cordell Hull “una condanna ottenuta in seguito a regolare processo porterà con sé l’avallo della Storia, cosicché il popolo tedesco non potrà sostenere che l’ammissione di colpevolezza di crimini di guerra sia stata ottenuta con la forza”.

I processi ai più alti funzionari dello Stato tedesco di fronte al Tribunale Militare Internazionale (TMI), quelli più noti tra i processi del dopoguerra, si aprirono ufficialmente a Norimberga, in Germania, il 20 novembre 1945, appena sei mesi e mezzo dopo la resa dei Tedeschi. Ogni paese degli Alleati – gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Unione Sovietica e la Francia – designò un giudice e un’equipe di procuratori dell’accusa.  Durante i processi, una squadra di interpreti effettuò la traduzione simultanea degli interi interventi, in quattro lingue: inglese, francese, tedesco e russo.
Dopo un prolungato dibattito, 24 imputati vennero selezionati per rappresentare la classe dirigente nazista nei suoi settori principali: diplomatico, economico, politico e militare. Adolf Hitler, Heinrich Himmler e Joseph Goebbels non poterono essere processati in quanto si erano suicidati prima della fine della guerra. Il TMI decise di non processarli a posteriori per non creare l’impressione che fossero in effetti ancora vivi. Alla fine, solo 21 imputati comparvero davanti ai giudici. L’industriale tedesco Gustav Krupp, pur essendo stato incluso nell’atto d’accusa iniziale, non comparì in quanto durante le udienze preliminari era stato deciso di escluderlo dai procedimenti a causa dell’età e della salute cagionevole.
Il TMI decise di rimandare a giudizio gli imputati con l’accusa di crimini contro la pace, crimini di guerra, e crimini contro l’umanità. Il Tribunale inoltre definì crimini contro l’umanità “l’omicidio, lo sterminio, la messa in schiavitù, la deportazione o la persecuzione effettuati su base razziale, politica o religiosa.” Un quarto capo d’accusa, quello di cospirazione, venne aggiunto per poter includere anche i crimini commessi nell’ambito delle leggi locali naziste nel periodo precedente la Seconda Guerra mondiale; questa imputazione, inoltre, rendeva possibile perseguire qualunque persona appartenuta a organizzazioni private resesi colpevoli di quei crimini. Grazie a ciò, il TMI rimandò a giudizio anche diverse organizzazioni naziste ritenute criminali e in particolare il Gabinetto del Reich, i Corpi Scelti del Partito Nazista, la Guardia d’Èlite (cioè le SS), i Servizi di Sicurezza (SD), la polizia Segreta (Gestapo), le Truppe d’Assalto (SA) e lo staff degli Alti Comandi delle forze armate tedesche.
Gli imputati avevano diritto all’assistenza di un legale di loro scelta. Un pubblico di più di 400 persone assistette ogni giorno al processo, insieme a 325 giornalisti di 23 paesi.
Le testimonianze presentate a Norimberga rivelarono la maggior parte di ciò che oggi sappiamo dell’Olocausto, inclusi i dettagli della macchina della morte costituita dal campo di Auschwitz, la distruzione del ghetto di Varsavia e la stima di sei milioni di vittime ebree.
Il verdetto fu emesso il 1° ottobre 1946, nel rispetto della regola che almeno tre dei quattro giudici lo condividessero: dodici imputati furono condannati a morte, tra i quali Joachim von Ribbentrop, Hans Frank, Alfred Rosenberg e Julius Streicher, i quali furono impiccati, cremati a Dachau e poi le loro ceneri sparse nel fiume Isar. Hermann Goering riuscì a sfuggire alla forca suicidandosi la notte prima dell’esecuzione. Il Tribunale condannò tre imputati all’ergastolo e altri quattro a pene che andavano dai 10 ai 20 anni di prigione. Tre imputati vennero assolti.
Il processo di Norimberga davanti al TMI fu uno dei primi e sicuramente il più famoso di diversi altri processi successivi per crimini di guerra; la stragrande maggioranza di tali procedimenti coinvolse ufficiali e funzionari di basso livello, compresi numerosi comandanti e guardie dei campi di concentramento, ufficiali di polizia, membri delle Squadre della Morte (Einsatzgruppen) e medici che avevano partecipato ad esperimenti su prigionieri. Questi criminali vennero processati negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, in Germania, in Austria e anche in Italia, di fronte a tribunali istituiti appositamente nelle zone d’occupazione inglese, francese, americana e sovietica.
Nei tribunali della Germania Occidentale molti nazisti non ricevettero sentenze severe in quanto sostennero di aver soltanto eseguito gli ordini dei superiori, ottenendo così il riconoscimento delle circostanze attenuanti. Un certo numero di criminali nazisti perciò poté tornare alla propria vita e riprendere il proprio posto nella società tedesca, specialmente nel settore economico.
È anche vero, però, che molti criminali di guerra non vennero mai né processati né puniti.

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