mercoledì 10 maggio 2017

STORIA - VIETNAM



All’inizio del Novecento nacquero in Indocina diversi movimenti indipendentisti tra cui quello guidato dal leader comunista Hồ Chí Minh, capo del partito comunista vietnamita, che nel 1945 formò un governo provvisorio che suscitò l’ostilità dei paesi occidentali, sempre timorosi dell’avanzata comunista in Asia. I francesi, inoltre, tentavano di riconquistare la loro vecchia colonia indocinese ed il governo instaurato in Vietnam (regione appartenente all’Indocina) che avrebbe favorito l’inizio di un’indipendenza, non sarebbe stato di grosso aiuto.
Nel 1946 iniziarono le ostilità tra il Fronte nazionale di liberazione (FNL) del nord del Vietnam e i Francesi, aiutati dagli Americani. La guerra terminò nel 1954 le truppe francesi furono sconfitti.
Con la Conferenza di Ginevra del 1954 la penisola indocinese viene divisa in tre Stati indipendenti: Laos, Cambogia e Vietnam.
Il Vietnam è diviso a sua volta in due lungo il 17° parallelo:
·         Vietnam del Nord repubblica democratica guidata da Ho Chi-Min (con capitale Hanoi)
·         Vietnam del Sud, affidato a Ngo Dinh Diem (con capitale Saigon)
 Negli stessi accordi venne stabilito che entro la metà del 1956, si tenessero delle libere elezioni per la completa riunificazione del paese. Tutto ciò non avvenne mai.
Il coinvolgimento americano
Il clima politico in Vietnam si surriscaldò, così gli Stati Uniti decisero di far sorgere una dittatura militare filo americana, finanziandola economicamente e militarmente, con l’obiettivo di neutralizzare la guerriglia dei vietcong (vietnamiti rossi), filo comunisti sudvietnamiti, garantiti dal sostegno dell’Unione Sovietica e della Repubblica Popolare Cinese, nonché del Vietnam del nord.
Nel dicembre del 1961 il presidente USA John Kennedy si impegnò a sostenere l’indipendenza del Vietnam del Sud: alla fine del mese giunsero a Saigon i primi 400 militari statunitensi (sarebbero divenuti 11.200 un anno dopo). Gli sforzi di Kennedy erano diretti a rafforzare politicamente, economicamente e soprattutto militarmente il regime del Sud, sperando nella sua trasformazione in uno stato democratico in grado di affrontare il movimento guerrigliero dei vietcong. Le cose andarono diversamente: il governo di Diệm, durante gli anni della presidenza Kennedy, scivolò sempre più verso l’autoritarismo e la corruzione e gli Stati Uniti decisero dunque di sostenere un nuovo colpo di stato che rovesciò e uccise Diệm, ma che portò al potere un regime altrettanto corrotto e inefficace.
I governi che si susseguirono al Sud suscitarono l’opposizione della popolazione, specialmente nelle campagne, dove guerriglieri comunisti, detti Vietcong, sostenuti dai Nordvietnamiti, organizzano azioni di guerriglia.

Intanto Kennedy venne assassinato e L.B. Johnson che lo sostituì confermò  l’appoggio militare ed economico al Vietnam del sud.
Nel 1964 gli Usa iniziano i bombardamenti aerei sul Vietnam del nord, dando il via alla guerra.
In questo periodo gli Stati Uniti impiegarono armi chimiche considerate molto nocive come il napalm e l’Agent Orange, un erbicida che avrebbe dovuto distruggere i raccolti e indebolire i guerriglieri Vietcong e i soldati del nord, ma che conteneva anche sostanze altamente tossiche che provocano cancro, aborti e altri gravi problemi di salute.
Gli attacchi aumentavano sempre di più con gli anni, così come il contingente (nel ’67 in Vietnam erano presenti mezzo milione di soldati americani e dopo il ’68 circa 700000), i bombardamenti, soprattutto nelle maggiori città, e in particolare i morti… ma i risultati erano terrificanti. La più grande potenza mondiale non riusciva a domare le forze guerrigliere.
I morti da parte americana aumentavano sempre di più e nel 1969 i più accesi movimenti pacifisti, pressavano il proprio paese per l’immediato ritiro delle forze armate dal Vietnam. Lo stesso anno, il presidente R. Nixon avviò le prime trattative di pace a Parigi.
Nel 1975 tutte le truppe americane vennero ritirate dal Vietnam, segnando così la prima sconfitta militare per gli Stati Uniti d’America. Nixon aveva l’obbligo di pagare 4 milioni di dollari al Vietnam per i danni provocati, pagamento che non avvenne mai, così i vietnamiti si tennero tutti i prigionieri americani.
Un’intera generazione venne segnata da quella guerra, furono enormi i danni psicologici e morali che subirono i reduci. Per anni i soldati americani ritornati dal Vietnam hanno rappresentato una mina vagante per la società americana. Solo verso la fine degli anni ’80 gli Usa si sono liberati della “sindrome del Vietnam”, che colpì in particolare il mondo del cinema.
Per molto tempo i reduci sono diventati il simbolo della colpa da cancellare, l’immagine di quella “sporca guerra”, l’emblema dell’irreparabilità psicologica.
Conseguenze
Nel 1976 il Sud e il Nord furono riuniti nella nuova Repubblica socialista del Vietnam e Saigon mutò il nome in Ho Chi Minh. Il conflitto provocò tra i vietnamiti più di due milioni di morti, tre milioni di feriti e dodici milioni di profughi.
L’impiego di defolianti (come il famigerato “agente orange”, a base di diossina) causò una massiccia distruzione del manto vegetale del paese, con gravissimi danni ecologici, all’agricoltura e sulle persone.
Gli Stati Uniti lamentarono 57.685 morti e circa 153.000 feriti



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