All’inizio del Novecento nacquero in Indocina diversi movimenti
indipendentisti tra cui quello guidato dal leader comunista Hồ Chí Minh, capo
del partito comunista vietnamita, che nel 1945 formò un governo provvisorio che
suscitò l’ostilità dei paesi occidentali, sempre timorosi dell’avanzata
comunista in Asia. I francesi, inoltre, tentavano
di riconquistare la loro vecchia colonia indocinese ed il governo instaurato in
Vietnam (regione appartenente all’Indocina) che avrebbe favorito l’inizio di
un’indipendenza, non sarebbe stato di grosso aiuto.
Nel 1946 iniziarono le ostilità tra il Fronte nazionale di liberazione
(FNL) del nord del Vietnam e i Francesi, aiutati dagli Americani. La guerra
terminò nel 1954 le truppe francesi furono sconfitti.
Con la Conferenza di Ginevra del 1954 la penisola indocinese viene
divisa in tre Stati indipendenti: Laos, Cambogia e Vietnam.
Il Vietnam è diviso a sua volta in due lungo il 17° parallelo:
·
Vietnam del Nord repubblica democratica guidata
da Ho Chi-Min (con capitale Hanoi)
·
Vietnam del Sud, affidato a Ngo Dinh Diem (con
capitale Saigon)
Negli stessi accordi venne stabilito che
entro la metà del 1956, si tenessero delle libere elezioni per la completa
riunificazione del paese. Tutto ciò non avvenne mai.
Il coinvolgimento
americano
Il clima politico in Vietnam si surriscaldò, così gli Stati Uniti
decisero di far sorgere una dittatura militare filo americana, finanziandola
economicamente e militarmente, con l’obiettivo di neutralizzare la guerriglia
dei vietcong (vietnamiti rossi), filo comunisti sudvietnamiti, garantiti dal
sostegno dell’Unione Sovietica e della Repubblica Popolare Cinese, nonché del
Vietnam del nord.
Nel dicembre del 1961 il presidente USA John Kennedy si impegnò a
sostenere l’indipendenza del Vietnam del Sud: alla fine del mese giunsero a
Saigon i primi 400 militari statunitensi (sarebbero divenuti 11.200 un anno
dopo). Gli sforzi di Kennedy erano diretti a rafforzare politicamente,
economicamente e soprattutto militarmente il regime del Sud, sperando nella sua
trasformazione in uno stato democratico in grado di affrontare il movimento guerrigliero
dei vietcong. Le cose andarono diversamente: il governo di Diệm, durante gli
anni della presidenza Kennedy, scivolò sempre più verso l’autoritarismo e la
corruzione e gli Stati Uniti decisero dunque di sostenere un nuovo colpo di
stato che rovesciò e uccise Diệm, ma che portò al potere un regime altrettanto
corrotto e inefficace.
I governi che si susseguirono al Sud suscitarono l’opposizione della
popolazione, specialmente nelle campagne, dove guerriglieri comunisti, detti
Vietcong, sostenuti dai Nordvietnamiti, organizzano azioni di guerriglia.
Intanto Kennedy venne assassinato e L.B. Johnson che lo sostituì
confermò l’appoggio militare ed
economico al Vietnam del sud.
Nel 1964 gli Usa
iniziano i bombardamenti aerei sul Vietnam del nord, dando il via alla guerra.
In questo periodo gli Stati Uniti impiegarono armi chimiche
considerate molto nocive come il napalm e l’Agent Orange, un erbicida che
avrebbe dovuto distruggere i raccolti e indebolire i guerriglieri Vietcong e i
soldati del nord, ma che conteneva anche sostanze altamente tossiche che
provocano cancro, aborti e altri gravi problemi di salute.
Gli attacchi aumentavano sempre di più con gli anni, così come il
contingente (nel ’67 in Vietnam erano presenti mezzo milione di soldati
americani e dopo il ’68 circa 700000), i bombardamenti, soprattutto nelle
maggiori città, e in particolare i morti… ma i risultati erano terrificanti. La
più grande potenza mondiale non riusciva a domare le forze guerrigliere.
I morti da parte americana aumentavano sempre di più e nel 1969 i più
accesi movimenti pacifisti, pressavano il proprio paese per l’immediato ritiro
delle forze armate dal Vietnam. Lo stesso anno, il presidente R. Nixon avviò le
prime trattative di pace a Parigi.
Nel 1975 tutte le truppe americane vennero ritirate dal Vietnam,
segnando così la prima sconfitta militare per gli Stati Uniti d’America. Nixon
aveva l’obbligo di pagare 4 milioni di dollari al Vietnam per i danni
provocati, pagamento che non avvenne mai, così i vietnamiti si tennero tutti i
prigionieri americani.
Un’intera generazione venne segnata da quella guerra, furono enormi i
danni psicologici e morali che subirono i reduci. Per anni i soldati americani
ritornati dal Vietnam hanno rappresentato una mina vagante per la società
americana. Solo verso la fine degli anni ’80 gli Usa si sono liberati della
“sindrome del Vietnam”, che colpì in particolare il mondo del cinema.
Per molto tempo i reduci sono diventati il simbolo della colpa da
cancellare, l’immagine di quella “sporca guerra”, l’emblema dell’irreparabilità
psicologica.
Conseguenze
Nel 1976 il
Sud e il Nord furono riuniti nella nuova Repubblica socialista del Vietnam e
Saigon mutò il nome in Ho Chi Minh. Il conflitto provocò tra i vietnamiti più
di due milioni di morti, tre milioni di feriti e dodici milioni di profughi.
L’impiego
di defolianti (come il famigerato “agente orange”, a base di
diossina) causò una massiccia distruzione del manto vegetale del paese, con
gravissimi danni ecologici, all’agricoltura e sulle persone.
Gli Stati
Uniti lamentarono 57.685 morti e circa 153.000 feriti



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